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LO STRANIERO SENZA NOME (1973)

di LittlePellizza

 

E’ come se il diavolo in persona fosse arrivato a Lago.

Se pensavate che Clint fosse un bastardo ma in fondo con un cuore buono non avete visto questo film.

Lo straniero senza nome (High Plains Drifter) è un  film western  del  1973  diretto da  Clint Eastwood .

La  pellicola  vede per la prima volta cimentarsi l’allora quarantatreenne attore  USA  nella direzione di un film western. Il risultato può definirsi come un thriller d’ambientazione  western, imperniato su una figura (lo straniero) assai enigmatica e tormentata di cui non viene rivelato mai il nome.

Lo straniero senza nome
Lo straniero senza nome.JPGUna scena del film
Titolo originale High Plains Drifter
Lingua originale  inglese 
Paese di produzione  Stati Uniti d’America 
Anno  1973 
Durata 105 min
 Rapporto  2,35 : 1
 Genere  western ,  thriller
 Regia   Clint Eastwood 
 Soggetto   Ernest Tidyman  (tratto dall’omonimo romanzo)
 Sceneggiatura   Ernest Tidyman 
 Produttore   Robert Daley 
 Produttore esecutivo   Jennings Lang 
 Casa di produzione   Malpaso Productions 
 Fotografia   Bruce Surtees 
 Montaggio   Ferris Webster 
 Musiche  Dee Barton 
 Scenografia   Henry Bumstead 
 Interpreti  e  personaggi 
  • Clint Eastwood : Lo straniero
  •  Verna Bloom : Sarah Belding
  •  Marianna Hill : Callie Travers
  •  Mitchell Ryan : Dave Drake
  •  Jack Ging : Morgan Allen
  •  Stefan Gierasch : Sindaco Jason Hobart
  •  Ted Hartley : Lewis Belding
  •  Billy Curtis : Mordecai
  •  Geoffrey Lewis : Stacey Bridges
  •  Scott Walker : Bill Borders
  •  Walter Barnes : Sceriffo Sam Shaw
  •  Paul Brinegar : Lutie Naylor
  •  Richard Bull : Asa Goodwin
  •  Robert Donner : predicatore
  •  John Hillerman : calzolaio
  •  Anthony James : Cole Carlin
  •  William O’Connell : barbiere
  •  John Quade : Jake Ross
  •  Dan Vadis : Dan Carlin
  •  Buddy Van Horn : sceriffo Jim Duncan
  •  Jane Aull : donna del paese
  •  Reid Cruickshanks : armaiolo
  •  Jim Gosa : Tommy Morris
  •  Jack Kosslyn : maniscalco
  •  Russ McCubbin : Fred Short
  •  Belle Mitchell : signora Lake
  •  John Mitchum : Warden
  •  Carl Pitti : trasportatore
  •  Chuck Waters: stalliere
 Doppiatori italiani 
  •  Pino Locchi : Lo straniero
  •  Fiorella Betti : Sarah Belding
  •  Vittoria Febbi : Callie Travers
  •  Vittorio Stagni : Mordecai
  •  Manlio De Angelis : Sindaco Jason Hobart
  •  Glauco Onorato : Dave Drake
  •  Pino Colizzi : Lewis Belding
  •  Luciano De Ambrosis : Morgan Allen
  •  Cesare Barbetti : Stacey Bridges
  •  Elio Zamuto : Bill Borders
  •  Carlo Romano : Sceriffo Sam Shaw
  •  Bruno Persa : oste
  •  Gualtiero De Angelis : Predicatore
  •  Angelo Nicotra : Cole Carlin
  •  Gianni Marzocchi : barbiere

Un uomo giunge nell’apparentemente tranquilla cittadina di Lago e quasi subito uccide tre pistoleri (assoldati da una compagnia mineraria per proteggere la città ed i relativi interessi) che lo avevano minacciato e poco dopo ingroppa una donna che lo aveva affrontato aggressivamente ma da cui traspariva un “interesse” nei suoi confronti.

Successivamente viene informato dallo sceriffo del probabile ritorno in città di altri tre pistoleri, anche loro un tempo al soldo della compagnia ed ora in carcere, fatti imprigionare dai cittadini con un’accusa falsa dopo che avevano spadroneggiato per troppo tempo, oltre ad avere ucciso a frustate il precedente sceriffo senza che la cittadinanza muovesse un dito, ed egli gli propone di restare per proteggere i cittadini dal loro ritorno, vista la sua bravura nello sparare.

L’uomo, tormentato nel sonno proprio dalla morte dello sceriffo, inizialmente rifiuta ma poi, dopo l’assicurazione che potrà chiedere ed ottenere tutto ciò che vuole, accetta l’incarico tentando di addestrare i cittadini alla difesa; i suoi metodi però incontrano ben presto l’ostilità dei commercianti della città che vedono compromettere i loro affari dai suoi continui “prelievi”; nel frattempo i tre malviventi escono di prigione e si incamminano verso la città per vendicarsi, rubando dei cavalli dopo averne ucciso i proprietari, mentre i cittadini, con l’aiuto di Callie, la ragazza che era stata con lo straniero poco dopo il suo arrivo, cercano di assassinare proprio lo straniero (in quanto convinti che stia creando troppi problemi, mettendoli uno contro l’altro e mandando in malora il paese) senza tuttavia riuscirci ed ottenendo il risultato di scatenarne la furia, che si materializza con l’uccisione di coloro che avevano tentato di ucciderlo e la distruzione con la dinamite dell’albergo dove si era consumato il tentativo.

Dopo l’accaduto i cittadini si mostrano nuovamente accondiscendenti con le richieste dello straniero, compresa Sarah, la moglie del proprietario dell’albergo che va a dormire con lo straniero, nell’unica stanza rimasta agibile (con il tacito e vile consenso del marito), unica persona che a suo tempo tentò senza riuscirci di fermare l’omicidio dello sceriffo. Poco dopo, sempre su ordine dello straniero, la città viene dipinta completamente di rosso ed il suo nome da quel momento sarà Hell (inferno).

Sarah, dopo l’incontro con lo straniero, viene informata dal marito dei veri motivi dell’inerzia dei cittadini nel salvare la vita allo sceriffo, ossia la sua scoperta di speculazioni da parte della compagnia (compagnia che porta dei benefici alla città grazie all’indotto). Nello stesso momento Morgan, uno dei potenti della città che avevano tentato di uccidere lo straniero, fuggito ma ferito dallo stesso subito dopo il tentativo andato a vuoto, corre incontro ai tre malviventi (nonostante lui stesso li avesse fatti incarcerare) e li informa sui “cambiamenti” occorsi in città ma Stacey, il capobanda, lo uccide per vendetta ed immediatamente dopo i tre sono assaliti a colpi di fucile, senza però riuscire a scorgere chi stia sparando loro (lo straniero nascosto dietro a delle rocce).

Lo straniero rientrato nella città completamente ridipinta organizza il “bentornati” ai tre, con tanto di tavolata a festa e di esposizione di uno striscione di benvenuto; fa preparare i cittadini allo scontro ma, nel momento in cui i tre arrivano in città sparando, nessuno reagisce e molti vengono uccisi, mentre lo straniero si era allontanato lasciando che i cittadini si arrangiassero. La sera tutti i cittadini vengono radunati nel saloon dai tre banditi, che nel frattempo avevano dato fuoco a mezzo paese, ma all’improvviso uno dei tre viene trascinato fuori con una frusta e, mentre gli altri due esitano ad uscire, questi viene ucciso a frustate dallo straniero.

La frusta viene gettata dentro il locale ed i due complici escono facendosi scudo delle persone, ma non trovano nessuno e rimangono soli dopo che il gruppo è fuggito a seguito di un lancio di candelotti che però non scoppiano; i due si trovano anche senza cavalli, nascosti dallo straniero, ed allo scoperto vengono uccisi dall’uomo uno dopo l’altro. Lo straniero in ultimo viene salvato da Mordecai, un nano da lui preso in simpatia, che uccide il proprietario dell’albergo che aveva tentato nella confusione di sorprenderlo alle spalle.

Il giorno dopo lo straniero riparte, solo, nonostante il sorriso compiacente di Sarah. Fuori città incontra Mordecai che sta scrivendo il nome per la tomba dello sceriffo Duncan ucciso dai tre. Mordecai vuole sapere il nome dello sconosciuto (che non lo aveva mai detto a nessuno) e lui risponde che sta scrivendo proprio il nome di suo fratello (Marshall Jim Duncan rest in peace). Quindi se ne va cavalcando e scompare all’orizzonte.

MY HONEST OPINION

Una terra senza speranza, una Sodoma sul lago in cui abbandonare ogni speranza di redenzione. La vendetta è l’unica cosa che conta, la linfa vitale che può smuovere dalla stagnazione morale l’ipocrisia della società. Un film in cui l’etica individualista di Eastwood emerge in tutta la sua violenza, più vicina a Callaghan che all’uomo senza nome di Leone. Nella morale sta tutta la differenza tra i due registi.

Eastwood torna al western seguendo solo sé stesso, dirigendosi e producendosi. Arriva persino a citarsi con la locandina di High Plains Drifter in mezzo a  Breezy  (che esce nello stesso anno). Tra i tre film d’esordio è sicuramente la pellicola più convincente. Dimostra come Siegel e Leone abbiano influenzato in maniera evidente e significativa il gusto cinematografico di Eastwood, capace comunque di aggiungere, sin dall’inizio, la propria prospettiva morale e il gusto per l’essenziale, con il rifiuto di ogni elemento barocco. Il fondale lda cui emerge il misterioso giustiziere, le fiamme che avvolgono la notte del giudizio, il rosso con cui vengono ridipinte le case dell’inferno non sono che espedienti marginali. Tutto ricade sulle spalle di un Clint che può mostrarsi in splendida forma, con un ruolo più facile e meglio riuscito di quello tentato in Brivido nella Notte. Passano così in secondo piano gli altri attori, comunque tutti di ottimo livello.

Il regista può contare anche su una scenografia di livello decisamente migliore rispetto ai lavori di Jo Heims: una bozza della Universal su cui ha lavorato il leggendario Henry Bumstead. La splendida fotografia fa da contraltare a dialoghi talvolta imbarazzanti.

Oltre ai maestri sopra citati, si guarda anche ad Anthony Man e ai classici del genere (Mezzogiorno di fuoco , per citarne uno). L’obbiettivo e decostruire l’eroe, ridurlo ad una dimensione umana. Non stupisce la reazione stizzita del conservatore  John Wayne, rispetto ad una presunta mancanza di rispetto al western.

Violenza, umorismo (Leone), esasperazione dei rapporti umani e ambientazioni al limite del claustrofobico (Siegel): il risultato è un ambiguità riflessa nei colori inquetanti della cittadina di Lago.

La prospettiva di una missione finale, necessaria a chiudere i conti: è solo uno degli elementi che verranno ripresi lungo tutta la carriera del regista, sia a livello di contenuti che per altri particolari, come le impeccabili scenografie di Henry Bumstad (che curerà anche quelle de Gli spietati). Vale la pena citare anche Walter Barnes , qui nei panni dello Sceriffo: nel corso degli anni è stato e sarà capo stunts, controfigura e regista, sempre al fianco di Clint.

Un western che sintetizza una nuova versione del genere, capace di tener conto della lezione italiana ma di nuovo ancorata a valori e modelli statunitensi. Non conta più il gioco ma il messaggio che si vuole dare.

L’elemento fantastico spiega al meglio il valore della parabola. I piani obliqui e l’ambientazione crepuscolare contribuiscono in modo decisivo a trasmettere inquietudine. Siamo tutti peccatori, o perché colpevoli o perché impotenti.

Si parla sempre di uno straniero ma non è il monco, il biondo o il Joe della trilogia del dollaro. E’ un ambiguo pistolero che appare improvvisamente nel paesino di Lago e, vista la sua bravura ad uccidere, gli viene chiesto subito di proteggere il territorio. Il villaggio deve infatti difendersi da una banda di criminali che, prossimi all’uscita di prigione, torneranno a saccheggiare le abitazioni. Conscio dell’esclusività della sua abilità, lo straniero impone le sue regole alla cittadina, spodestando lo sceriffo ed eleggendo un nano. Mentre si attende il ritorno dei criminali, Lago cambia veste sotto i suggerimenti egoistici e scaltri del pistolero..

Eastwood riprende il mito dello “Straniero senza Nome” inaugurato con il western italiano fondendolo con il thriller e il noir. Violenza, vendetta, ipocrisia che riversa odio e disperazione sui tetti di Lago, giustizia e redenzione nella frusta dello straniero.

Il polveroso western perde soggettività in favore delle terre californiane di Lago, tranquille, ordinate e silenziose ma che nascondono nelle fondamenta la viltà della borghesia e la stagnazione morale dei suoi abitanti. Lago è una moderna Sodoma, un luogo in cui anche la più ottimistica redenzione di Cristo non è applicabile. Qui il crepuscolo non è l’attesa per un futuro incerto e sicuramente infelice. Lago è solamente una parabola in attesa che si avveri. Le considerazioni morali del regista tuttavia non investono solo il villaggio ma anche la figura dell’eroe che, appunto, gode di leggendarietà in due sole inquadrature: l’arrivo e il congedo attraverso un caldo sfondo fluido. Per il resto parliamo di un semplice uomo.

All’ottima fattura del quadro video segue la solida proposta audio. La partitura musicale si sofferma perlo più sull’esoterismo della pellicola richiamandola con sonorità lugubri ed echi lontani;

Clint Eastwood propose a John Wayne di fare un western assieme ma il buon sceriffo di Ford rifiutò per il grado di violenza e revisionismo del vecchio West operato nel film in oggetto. Wayne dunque ne sconsiglierebbe la visione, probabilmente per l’arroganza del protagonista e l’irrimediabile abiezione della cittadinanza. Non si può negare che il risultato sia tetro e insolito nel panorama western.

Eccolo qui invece il vero figlio di puttana Eastwood. E’ da poco iniziato il film e lui trotta all’ingresso di una cittadina, si siede dal barbiere e fa fuori tre tipacci che gli danno fastidio, esce in strada e trascina una donna nel fienile per ingroppandola, rialzandosi ancora con la patta dei pantaloni da abbottonare. E’ uno straniero senza nome che pare sorto dal nulla tra i vapori della terra che ne storpiano la silhouette mentre avanza a cavallo verso la cittadina di Lago. Mette paura e questa è evidente nei primi piani degli occhi della gente che accompagnano il suo incedere . Incute terrore perfino a questi paesani che pure nascondono una terribile colpa, quella di aver fatto ammazzare da tre sicari a colpi di frusta il giovane sceriffo John Duncan che aveva fatto l’errore di scoprire che la miniera attigua al paese è invece di proprietà dello Stato. Dopo un anno di galera i tre brutti ceffi sono diretti verso Lago per riscuotere i soldi e prendersi la vendetta verso gli ingrati cittadini. E chi può fronteggiarli se non lo straniero che pare uscito dall’inferno? A lui è promesso credito illimitato e la possibilità di poter fare tutto quello che vuole, e ne approfitta promovendo a sindaco e sceriffo nonché suo aiutante il nano del paese, facendo sloggiare tutti gli ospiti dell’albergo per stare più comodo, scopandosi le mogli dei “timorati” paesani, facendo dipingere tutte le case e la chiesa di rosso, cambiando il nome delle cittadina sul cartello all’ingresso del paese in Hell, inferno.

 E’ difficile provare simpatia o identificarsi in un antieroe del genere, qui non c’è compassione, lo straniero addestra i cittadini a sparare per fronteggiare i malviventi in arrivo ma poi li piazza su quegli edifici colorati di rosso proprio per farli meglio centrare dalle pallottole. Possiamo capire il perché di tutto questo sadismo gratuito solo quando affronterà, in una notte apocalittica tra le fiamme dell’intero paese che brucia, i tre sicari lanciando loro una frusta.

  Ad un certo punto la moglie dell’albergatore trascinata sul letto dice: “Sapevo che non avevi cuore ma non credevo che saresti arrivato a questo!” …e  Clint risponde: “E non hai ancora visto tutto!”.

Divieti

In Italia il film venne vietato ai minori di 18 anni.

Curiosità

Nella versione originale in inglese l’identità dello straniero resta volutamente molto più ambigua. Infatti alla domanda di Mordecai “I never did know your name” (letteralmente “Non ho mai saputo il tuo nome”), lo straniero risponde “Yes, you do” (traducibile con “Sì, lo sai”). La lenta ripresa della tomba che viene effettuata dopo tale risposta, nonché la musica spettrale che si può udire durante l’allontanamento all’orizzonte dello straniero, lasciano intendere che egli altro non sia che il fantasma dello sceriffo assassinato.

In conclusione un western da guardare assolutamente, non contaminato da umorismo fuori luogo.Solido senza cuore dall’inizio alla fine.

 

 

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