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Mai una gioia Vol 3 : I 5 allenatori dei cartoni animati più spietati di sempre

di LittlePellizza
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Mai una gioia Vol 3 : I 5 allenatori dei cartoni animati più spietati di sempre

La classifica dei coach degli spokon – i manga e gli anime a tema sportivo – degli anni ’60, ’70 e ’80. I più severi, crudeli e fuori di testa

L’allenatore è un classico degli anime sportivi. Ma ci sono casi in cui risultano a dir poco cattivi o duri nei confronti del protagonista.Coach, allenatori, trainer, mister, sensei: sono gli insegnanti di film, serie e cartoni animati che preparano i rispettivi studenti in varie discipline sportive in vista di gare, tornei, match, campionati o, addirittura, le Olimpiadi.

Non sono tuttavia lontani dai perpetratori di allenamenti durissimi e massacranti come Béla Károlyi (l’istruttore della ginnasta Nadia Comăneci) e Hirofumi Daimatsu (allenatore della squadra di volley giapponese). Oggi vogliamo ricordare i coach dei cartoni animati classici più spietati e fuori di testa, “diavoli” che facevano allenare le studentesse con le catene ai polsi o sfidare fino alla morte tigri e leoni: ecco la classifica degli allenatori dei cartoni animati dal meno tremendo al più inflessibile.

Se vi siete persi i precedenti : MAI UNA GIOIA VOL.2 : Le Peggiori madri degli Anime !  e MAI UNA GIOIA VOL.1 : CANDY CANDY   dategli un occhiata!

LET’S START


JEFF TURNER detto “scimmia ubriacone”  è tra tutti, il meno violento, ma senz’altro il più svitato. A prima vista è un ubriacone innocuo, barbuto e in infradito: il futuro campione di calcio Holly lo incontra mentre litiga con un distributore di sake ma cambia subito idea su questo ometto beone quando lo vede calciare la palla con maestria e precisione insospettabili in direzione della macchinetta. Turner è il mentore dell’aggressivo Mark Lenders; è lui che lo istruisce ai suoi “tiri della tigre.” Grazie ai suoi insegnamenti Lenders si allena con palloni tre volte più pesanti e sfida il mare calciando onde ribelli (e attentando alla vita di una povera aquila che passava di lì). Lo stile di training di Turner (vero nome, Kozo Kira) è severo, ma è con le parole che distrugge i propri studenti, come quando arriva a investire di insulti e invettive il proprio protetto, “diventato un debole”.

 


Jeremy (Jenny la tennista)

Come Mila Hazuki, anche Jenny la tennista è incentivata all’attività sportiva dall’attrazione per un compagno di liceo. Jenny è timida, introversa, debole e arrendevole e tuttavia l’allenatore del liceo Nishi, celebre per annoverare tra le proprie studentesse l’elegante, risoluta e letale campionessa di tennis Madame Butterfly dai colpi tanti potenti che le palle si incastrano nei muri, decide di addestrarla. Il severo Jeremy (in originale, Jin Munakata) – anche incredibilmente bello e altero -, usa il pugno di ferro con Jenny; inspiegabilmente ossessionato da questa fanciulla anonima e senza ambizioni, la sottopone ad allenamenti estenuanti che riducono una Jenny ammaccata e dolorante in lacrime. Jeremy è l’unico di questa classifica a essere mosso da motivazioni personali e non (solo) dal solito spirito agonistico portato all’esasperazione dei giapponesi: sta morendo e prima di soccombere vuole “salvare” Jenny, ragazzina che gli ricorda la madre, la quale non ha mai avuto un animo combattivo e ha trascorso la propria esistenza “subendo” la vita.

Signora Tsukikage (Il grande sogno di Maya)

Maya Kitajima, aspirante attrice teatrale, rientra nella folta schiera di “Jane Eyre nipponiche“, fanciulle bruttine, povere e senza famiglia che meritano il riscatto e conquistano uomini bellissimi e ricchi. La sua rivale è Ayumi Himekawa, l’ennesima “principessa” avversaria dai boccoli biondi, dal fulgido talento e di estrazione sociale elevata che con Maya condivide il sogno di interpretare la Dea scarlatta, ruolo leggendario che solo la severa Signora Tsukikage è stata in grado di interpretare. A caccia di un’erede, la longilinea insegnante sottopone Maya a prove impossibili ed esercizi crudeli; trasforma Maya in una bambola conficcandole negli arti bastoncini di bambù, la allena a diventare un albero di susino tramite lapidazione. Eppure, la protegge e a modo suo le è affezionata.

 


Hongo / Inokuma (Mimì e la nazionale della pallavolo)

Nonostante il faccino da bravo ragazzo e un animo – in fondo – buono, Hongo (e poi Daigo Inokuma) è un coach di innegabile intransigenza che allena strenuamente le atlete della squadra di pallavolo della mitica Mimì che sognano le olimpiadi. Mimì Ayuhara e Midori Hayakawa, prima rivali e poi amiche, sono le eroine di uno dei primi cartoni tratti da manga a raccontare il sogno nipponico delle Olimpiadi. Incarnano alla perfezione quell’ideale stoico di sacrificio, dedizione e patimenti che vanno pagati per realizzare le aspettative della comunità. Mimì migliora la difesa respingendo palle mediche, allenandosi in fiumi gelati e avvolgendo i polsi sanguinanti in catene; è disposta a morire di tifo piuttosto che rinunciare alla vita agonistica. I suoi coach, che la riempiono di pallonate in pieno volto e sottopongono a sessioni infinite si rifanno al vero allenatore della squadra di pallavoliste soprannominate le Streghe d’Oriente, Hirofumi Daimatsu, detto il Demone (oni).


Daimon (Mila e Shiro due cuori nella pallavolo)

A differenza della “cugina” (invenzione e del doppiaggio italiano) di Mimì, la teenager Mila è meno ossessiva nei confronti della disciplina sportiva della pallavolo, ma altrettanto devota alla causa delle Olimpiadi. Giocando prima nell’Hikawa e poi nelle Seven Fighters, l’allegra e ribelle ragazzina dai capelli arancioni si imbatterà in Daimon, un “Mister” peloso, ruvido e manesco che riempie di manrovesci e prende a bastonate con un bastone da kendo le giovanissime atlete. Ce l’ha particolarmente con Mila perché non è docile e ubbidiente come la rivale Nami, dimostrando di essere non solo un coach violento, ma anche ingiusto. A differenza degli altri allenatori di questa classifica, però, non la fa franca: almeno per un po’ verrà allontanato a causa del suo atteggiamento feroce.


 

MENZIONE D’ONORE

 

BONUS : La Tana delle Tigri (L’Uomo tigre)

Assieme a Ken il guerriero e DevilmanL’uomo tigre è considerato tra i cartoni animati più violenti di sempre. Nessun bambino, tuttavia, ne è uscito traumatizzato e si è trasformato in serial killer o terrorista, anzi, molti hanno tratto ispirazione dagli anime e si sono appassionati al pugilato, al calcio, alla pallavolo e così via. Naoto è il campione di lotta libera che si cela dietro la maschera dell’Uomo tigre. Orfano “adottato” da una misteriosa associazione che allena futuri campioni di wrestling – la Tana delle tigri – , questo lottatore dal volto angelico si scontra con avversari che cercano di infilzarlo e cavargli gli occhi con le gambe di legno appuntite di sedie e tavoli. Naoto sopravvive agli scontri più efferati e sanguinosi perché è il più forte wrestler preparato dalla Tana delle tigri. Non un solo allenatore crudele, quindi, ma vari aguzzini che fustigano gli atleti, li appendono a testa in giù sopra fiumi infestati di coccodrilli e li costringono a battersi con tigri e leoni famelici.


 

BONUS : Homer Simpson

Ok non è il più cattivo ma sicuramente il più bastardo ed opportunista.Nell’episodio 6 stagione 9 , dopo aver appreso che molti bambini in città sono obesi, i cittadini di Springfield iscrivono i propri figli in una squadra di football, compreso Bart. L’allenatore della squadra è Ned, che però abbandona il proprio ruolo, dopo esser stato preso in giro da Homer, che a sua volta prende l’incarico. Per compensare la durezza che il padre ebbe nei suoi confronti, Homer tratta Bart in maniera estremamente preferenziale, facendone il quarterback della squadra al posto del più talentuoso Nelson Muntz, e facendo perdere punti alla squadra. Alla fine Homer rimetterà a posto le cose e la squadra vincerà il campionato.

 

THAT’S ALL! Voi che ne pensate? avete la vostra classifica?

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