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DOLCE FORNO (1974/1985)

Oggi cucino io!

DOLCE FORNO (1974/1985)

Oggi cucino io!

di LittlePellizza
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DOLCE FORNO

La magia della cucina per i bambini

Quando eri giovane e non c’era internet c’erano un sacco di giochi che potevano riempire la tua giornata oltre gli amici. Molti erano giochi da tavola, piste F1, bambole e console ( quando uscirono) . Ma c’era uan categoria di giochi che cercava da una parte di farte sembrare adulto e da una parte educarti

Oggi parliamo del DOLCE FORNO

Disponibili in vari modelle e forme , nonchè varianti aveva l’obiettivo di simulare la cucina al forno ! Inutile dire che le pubblicità ritraevano una bambina alle prese con l’attrezzo.Oggi sarebbe considerata sessista la cosa

 Una generazione di mini cuochi

La breve e gloriosa epoca in cui a cucinare erano i figli.

Forse il boom economico del secondo dopoguerra, e il consumismo degli anni Ottanta del secolo scorso, ci hanno inebriato fin troppo innondando il mercato di giocattoli ma uno strumento ha lasciato il segno per quanto breve e fugace ,il Dolce forno.

La Harbert s.a.s. è stata una azienda di giocattoli milanese attiva tra gli anni settanta e i primi anni novanta, quando è stata rilevata dal Gruppo Giochi Preziosi, introdusse questo giocattolo ( assieme a tante altre cose) distribuendo in Italia la versione estera dell’Easy-Bake Oven della Kenner (un fornetto elettrico, il cui calore, generato da una comune lampadina a incandescenza, era in grado di cuocere piccole crostate, frollini e altri dolci del genere)

Il Dolce forno era un forno giocattolo che mimava i forni veri e propri. Con una piccola differenza rispetto agli altri giochi che i bambini di casa adoperavano per imitare la mamma che preparava i pasti. E non diciamo mamma per sessismo, ma perché qualche decennio fa era davvero raro vedere figure maschili all’opera tra i fornelli. La differenza era che il Dolce forno funzionava davvero!

Il gioco era composto, oltre che dal forno medesimo, da un mattarello, tre formine, un misurino e soprattutto un manuale di ricette. Il minimo kit per diventare cuochi provetti, insomma. Anche se non sempre gli altri componenti della famiglia erano sicuri di voler abbandonare il proprio panettiere e pasticcere di fiducia.

STORIA

 E’ stato messo in commercio dalla Harbert di Milano nel 1974. Ed è rimasto in commercio, prodotto anche da altri marchi, per una ventina d’anni. Vale la pena di spendere due parole in più su questa azienda, la Harbert, attiva dagli anni Settanta ai Novanta del Novecento e poi assorbita dalla Giochi Preziosi.

La Harbert ha portato nel nostro Paese avveniristiche novità: oltre al Dolce forno, il Dolce gelato. E poi una serie di mirabilia provenienti dagli Stati Uniti: dal proiettore Festacolor alle Action Figures dei supereroi DC Comics e Marvel, nonché di Guerre Stellari.

Resta da capire perché un’azienda così votata alla modernità abbia proposto sul mercato italiano il Dolce forno con un packaging già vecchio di quindici anni. La bambina che nel fronte della scatola dice (con tanto di fumetto) “Oggi cucino io!” era già nonna ai tempi dell’uscita del prodotto, e i testi sembravano quelli di un volantino anni 50

Ma forse la mossa di marketing era quella di dire al pubblico: signore e signori, ecco un prodotto che strizza all’occhio alla tradizione.

Oggi Cucino io”. Sulla scatola erano presenti rassicuranti indicazioni per i genitori: “facile da usare. Sicurezza attentamente studiata. Funziona con due normali lampadine da 100 W”. Il Dolce Forno arrivava completo dei suoi accessori, la vera chicca dell’intero pacco: nello specifico 3 formine per i dolci, un misurino, un mattarello (tutto in versione mini) e un ricettario. Tra questi aggeggi ricordo chiaramente la piccola teglia in cui “cuocere” la torta infilandola nel van del forno.Nella versione americana furono aggiunti negli anni anche dei mix di impasti per cucinare.

Il prodotto era di fatto un rebrand del gioco “Easy Bake-Oven”, in diverse varianti, una di colore rosso o giallo che finì anche sul mercato italiano. Stando a quanto riportato da Wikipedia, l’inventore dell’Easy Bake-Oven fu l’americano Norman Shapiro che fu ispirato dai distributori della metropolitana di New York, che utilizzavano lampadine per il riscaldamento dei pretzel. Sul canale Youtube Lucky Penny Shop dedicato ai giocattoli vintage, c’è un video in cui viene realizzata una piccola torta utilizzando una versione dell’Easy Bake Oven del 1969.

FUNZIONAMENTO

Dolce Forno, la sua classe di energia

Quello che in Italia abbiamo conosciuto come Dolce Forno corrispondeva al primo: un parallelepipedo in plastica dalle sembianze di una cucina, progettato per cuocere piccole torte, biscotti e pizzette.

Camera riscaldante

Tutto ciò avveniva in una camera riscaldante alimentata da due lampadine da 100 W che le facevano raggiungere la temperatura di 175° C.

Da 100 a 60 W

A partire dal 1979 le lampadine furono portate a 60 W. E i tempi di cottura si allungarono da 15 minuti a 23 per ogni piccola torta…

Folli consumi di elettricità

In ogni caso, una follia in consumo di elettricità!

…e gli standard di sicurezza!

Dopo l’acquisizione della Harbert da parte della Giochi Preziosi nel 1994, il Dolce Forno continuò per un po’ ad essere prodotto, benché riprogettato elettricamente per problemi di sicurezza.

Basso voltaggio

Al posto delle classiche lampade a incandescenza vennero allora usate lampadine a basso voltaggio alimentate da un trasformatore esterno.

Il kit completo Dolce Forno

La confezione originale conteneva un piccolo matterello in legno, una ciotola, una paletta, un misurino e tre bassi stampi metallici per i dolci che si inserivano nella stretta apertura della camera riscaldante.

No al lievito

Vietato l’uso del lievito, se si voleva poter sfilare i manicaretti dal sottile pertugio senza danni!

Il ricettario

Allegato c’era anche un ricco ricettario, ma, alla fine, per facilità e bontà, il dolce al cioccolato vinceva su tutto!

 

Il Dolce forno : Accoglienza

Cosa si poteva cucinare, col Dolce forno? Domanda retorica: tutto ciò che si può cucinare in un forno. Dunque dolci, biscotti ma anche pizza e addirittura pane.

Per quanto si possa essere ottimisti e fantasiosi, cari lettori, si trattava pur sempre di un fornetto elettrico giocattolo. Nelle pubblicità dell’epoca, si vedevano bambine mostrare dolcetti da alta pasticceria francese. In verità, il dolce forno poteva produrre piccoli e semplici dolci, che – se un genitore aveva la pazienza di supervisionare tutte le operazioni – potevano anche sortire non troppo bruciati, non troppo sbilanciati negli ingredienti, non troppo ostici da gustare.

In aso contrario l’esito meno dannoso, era un prodotto alimentare dalla forma e dalla consistenza indicibili, che nemmeno il più affettuoso dei nonni si sarebbe mai azzardato ad assaggiare.

Ma non era esclusa la possibilità che figli particolarmente inclini alla sperimentazione facessero esplodere il Dolce forno o causassero il black-out dell’intero quartiere.

Scherzi a parte, va detto che nella confezione campeggiava l’avviso per cui il giocattolo avrebbe dovuto essere usato dai bambini soltanto assieme a un adulto dato che le lampadine da 100w producevano calore e di certo le norme di sicurezza di quei tempi erano alquanto blande

Sembra davvero che certi oggetti, come il Dolce forno, fossero figli di un’epoca allo stesso tempo ingenua e curiosa. In cui la tecnologia iniziava a essere immaginata come un elemento al crocevia tra la reale utilità e l’intrattenimento.

Forse, e chissà se non staremo esagerando, senza giocattoli come il Dolce forno oggi non avremo gli assistenti personali domestici.

Ma la storia non ha un lieto fine

Alla Kenner toccò la stessa sorte della Harbert milanese. Nel 2000 chiuse i battenti e fu acquistata dalla Hasbro, che è attualmente la terza casa di produzione di giocattoli più grande al mondo. Il marchio “Dolce Forno” negli anni ha subito un numero imprecisato di modifiche, divenendo sempre più funzionale e performante. La genesi delle nuove versioni è stata al centro di dibattito per il fatto che restituiva un’immagine non inclusiva, utilizzando colori e riferimenti solo alle bambine e non ai bambini.

LE POLEMICHE

L’episodio più famoso è legato alla petizione lanciata da una ragazzaMcKenna Pope, su Change.org. Nel testo della petizione, indirizzata al CEO della Hasbro, la ragazza scriveva: “Il mio fratellino ha sempre amato cucinare. Stare in cucina è la sua attività preferita fuori dalla scuola e desidera avere l’opportunità di cucinare da solo, o almeno con un aiuto limitato. Ci siamo subito resi conto che i ragazzi non sono presenti nelle confezioni o nei materiali promozionali dei forni Easy Bake, il giocattolo che mio fratello ha sempre sognato. E il forno è disponibile in colori specifici per ogni sesso: viola e rosa. Mi sembra che questo mandi un messaggio chiaro: le donne cucinano, gli uomini lavorano”. Era una richiesta esplicita di realizzare il giocattolo anche in modalità gender-neutral.

In quel periodo la petizione ha raggiunto quasi 50.000 firme e la Hasbro ha annunciato nel 2012 l’intenzione di lanciare un forno Easy Bake nero e argento dopo aver incontrato McKenna Pope, che allora doveva avere qualcosa come tredici anni. Come riportato da CNN, in quell’occasione Hasbro ha sottolineato che il design nero e argento è stato sviluppato per 18 mesi e che il forno giocattolo è stato proposto sul mercato in una varietà di colori dal 1963, tra cui verde, giallo, argento, blu e viola. Ma non basta: negli anni Hasbro ha dovuto anche sostituire la fonte di calore della lampadina per questioni burocratiche e fare i conti con versioni richiamate dal mercato, quella del 2006 nello specifico, perché erano stati segnalati numerosi casi di bambini che avevano subito bruciature o tagli a causa delle porte del forno.

In Italia una versione che richiama quella del Dolce Forno della Hasbro è ancora circolante, ma ha acquisito una nuova forma. Rimane il modello del forno e i suoi accessori, persino l’immagine della bambina sulla scatola, ma gli ingredienti non sono più autentici ma sostituiti dal play-doh, un materiale plastico modellabile che può variare nel colore e nella forma fino ad assumere le sembianze di una torta a più piani. Nella stessa categoria sono venduti anche La Caffetteria Super, la Giostra dei Dolcetti e la Magica Pasticceria.

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ATRI PRODOTTI

La Harbert però non si limitò al Dolce Forno, che fu senza dubbio uno dei suoi prodotti di punta, ma aggiunse anche il “Dolce Pastamatic” che recava sulla scatola una foto con uomini muscolosi e la scritta in blu “la forza di 20 braccia!”. E poi anche il Dolce Bon Bon, Il Dolce Pop Corn, Il Dolce Neve per fare le granite, il Dolce Gelato, il Dolce Cioccolatino o il Dolce Patatina per far finta di friggere. Oggi tutti questi pezzi, tra cui anche il Dolce Forno, si possono trovare e acquistare su Ebay, qualcuno ancora funzionante.

IL FUTURO

Negli anni il format dei giochi per piccoli cuochi e piccole cuoche è stato sviluppato in varie formule e anche da altri brand. Basti pensare alla piccola cucina di Ikea che ha assorbito anche le funzionalità tipiche del Dolce Forno o ai giocattoli ispirati a Super-Benny, l’alter ego cartoon della food blogger e influencer Benedetta Rossi. Secondo quanto riportato da Mashed, Easy Bake Oven è stato ed è uno dei giocattoli più venduti e redditizi di sempre.

IN CONCLUSIONE

Dolce forno è rappresentativo di un epoca spensierata in cui non si guardava troppo alla parità di genere o altre wokate, in cui i ruoli eran ben definiti ed il divertimento garantito senza troppe seghe mentali. Oggi un prodotto del genre difficilmente potrrebbe esistere sia per le norme di sicurezza sia per il messaggio che trasmetteva ma sopratutto perchè quando con tutta la tecnologia presente di certo non ci vedi qualcuno usare un giocattolo del genere. Ma ha segnato un epoca e dato l’ebrezza di cucinare quando ancora masterchef non c’era

 

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