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DELLAMORTE DELL’AMORE

( 1994 )

di LittlePellizza

Tra morti viventi e vivi morenti, siamo tutti uguali

 

.

DELLAMORTE DELLAMORE

Titolo originale DELLAMORTE DELLAMORE
Lingua originale Italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1994
Durata 104min
Genere commedia grottesca horror
Regia Michele Soavi
Sceneggiatura/Soggetto Gianni RomoliMichele Soavi – Tiziano Sclavi (romanzo)
Produttore Tilde CorsiGianni RomoliMichele SoaviConchita AiroldiDino Di DionisioMichele Ray Gavras
Produttore esecutivo Conchita AiroldiDino Di Dionisio
Casa di produzione AudifilmUrania FilmK.G. ProductionsCanal+Silvio Berlusconi CommunicationsBibo ProductionsEurimages
Distribuzione in italiano Urania Film
Fotografia Mauro Marchetti
Montaggio Franco Fraticelli
Effetti speciali Sergio Stivaletti
Musiche Manuel De Sica
Scenografia Massimo Antonello Geleng
Costumi Maurizio MillenottiAlfonsina Lettieri
Trucco Gino ZamprioliEnrico Jacoponi
Interpreti e personaggi

 

Doppiatori originali

 

Doppiatori italiani
 

Dellamorte Dellamore è un film del 1994 diretto da Michele Soavi, tratto dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi.

TRAMA

Francesco Dellamorte lavora come becchino nel cimitero della piccola cittadina di Buffalora, isolato dal resto del mondo e privo di vita sociale, godendo unicamente della compagnia del suo aiutante Gnaghi, ritardato e incapace di esprimersi a parole (dice solamente: “Gna”). Spesso parla al telefono con Franco, un impiegato comunale suo ex compagno di banco. Da qualche tempo una strana “epidemia” si è diffusa nel cimitero: alcuni defunti entro sette giorni dal decesso ritornano in vita. Francesco li chiama perciò “ritornanti”, e si trova costretto a neutralizzarli distruggendogli la testa (con un attrezzo o un colpo di pistola), per poi seppellirli nuovamente, onde evitare che in paese ci si possa accorgere della cosa, per paura di perdere il posto. Per passare il tempo adora leggere vecchi elenchi del telefono, cancellando a penna i nomi dei cittadini deceduti nel frattempo, inoltre tenta continuamente di assemblare (senza però mai riuscirci) un modellino di teschio. La sua vita monotona viene scossa dall’incontro con una vedova, recatasi al cimitero per visitare la tomba del marito, della quale Francesco si infatua.

I due si ritrovano, grazie all’attrazione di lei per il macabro ossario del cimitero, a baciarsi e fare l’amore proprio sulla tomba del defunto marito di lei, e a un certo punto quest’ultimo si risveglia improvvisamente e la ferisce, facendole perdere i sensi, prima di essere ucciso per la seconda volta da Francesco. In seguito la donna viene dichiarata morta per complicazioni, ma in attesa di sepoltura si risveglia, Francesco intuisce che è ormai diventata anche lei una “ritornante” e le spara, uccidendola.

In seguito ai misteriosi avvenimenti verificatisi nel cimitero, viene chiamato a investigare sulla vicenda l’ingenuo commissario Straniero; ne avverranno, nel frattempo, molti altri.

In seguito, la vedova precedentemente sepolta si sveglia per la seconda volta, aggredendo Francesco. Appare così chiaro che prima che lui la uccidesse non era ancora defunta, ma solo caduta in uno stato di morte apparente. Viene poi neutralizzata definitivamente da Gnaghi.

Qualche tempo dopo, Francesco incontra la Morte in persona, che gli dice di smetterla di «uccidere i morti», e piuttosto di sparare in testa direttamente alle persone vive, evitando così di subirne la persecuzione una volta decedute. Da questo momento, Francesco inizia a perdere il contatto con la realtà, a non distinguere più la vita dalla morte, e comincia a uccidere a partire da un gruppo di ragazzi che talvolta si facevano beffa di lui, sparandogli una notte nel bel mezzo della piazza. Dellamorte, in seguito, incontra e si innamora di altre due donne ancora, misteriosamente identiche alla vedova. In seguito ad altre sconfortanti delusioni e disavventure, Francesco decide di andare via per sempre da Buffalora insieme a Gnaghi, per sfuggire a una realtà che non riesce ad accettare, e i due si mettono in viaggio quella stessa mattina. Mentre è alla guida dell’auto nella galleria, Francesco viene abbagliato da una forte luce proveniente dall’uscita del tunnel e frena bruscamente ferendo Gnaghi alla testa. A questa scena segue uno spiazzante ed enigmatico finale.

ISPIRAZIONE

Il film e’ ispirato all’omonimo romanzo di Tiziano sclavi

PRODUZIONE

Le scene del film si sono concentrate nella quasi interezza nel comune di Guardea (TR), in particolare nel centro storico del paese e nel cimitero storico monumentale. Le scene esterne al cimitero, invece, sono state girate nel piccolo paese di Arsoli, nella provincia di Roma.

Il vecchio cimitero è stato dismesso nel 1960, dopo l’ultima sepoltura è stato abbandonato e ha subito una graduale rovina. Anche a causa dell’estumulazione delle salme che ha comportato la distruzione di moltissime tombe.

Per i collezionisti del fumetto Dylan Dog, il vecchio cimitero del paese che oggi si presenta come un giardino all’inglese, è un luogo “cult” perché utilizzato per la trasposizione cinematografica del romanzo “Dellamorte Dellamore”. Nel 1994 nel vecchio cimitero napoleonico dismesso, fu girato il film “Dellamorte Dellamore” un film diretto da Michele Soavi, tratto dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi.
Le scene sono state girate all’interno del cimitero storico monumentale e alcune nel centro di Guardea. Le riprese durarono alcuni mesi e ci fu grande curiosità da parte degli abitanti del posto.

Curiosità sia per i trucchi cinematografici usati per le scene, gli effetti speciali e l’ambientazione oltre che alla troupe e gli attori che passeggiavano tranquillamente  in piazza suscitando ammirazione come Rupert Everett e Anna Falchi.Comparirono quinte e scenografie opportunamente dipinte, tappeti erbosi, finte lapidi dipinte e addirittura un albero di cipresso, che servì a coprire il panorama esterno al cimitero. Furono piazzate luci e pannelli e per un bel periodo il piccolo cimitero fu animato da un frenetico viavai fra attori e troupe.

Il piccolo cimitero recentemente restaurato a cura dell’attuale amministrazione comunale è costruito secondo i dettami dell’editto di Saint-Cloud del 1806. Il cosiddetto editto di Saint Cloud (correttamente: Décret Impérial sur les Sépultures), emanato da Napoleone a Saint-Cloud il 12 giugno 1804, raccolse organicamente in due corpi legislativi tutte le precedenti e frammentarie norme sui cimiteri.

L’editto stabilì che le tombe venissero poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali. Si volevano così evitare discriminazioni tra i morti. Per i defunti illustri, invece, c’era una commissione di magistrati a decidere se far scolpire sulla tomba un epitaffio. Questo editto aveva quindi due motivazioni alla base: una igienico-sanitaria e l’altra ideologico-politica

Il regista Michele Soavi, a proposito del suo film, ha dichiarato:

«Era un film anomalo: non solo era un film di genere, poteva riuscire un fiasco micidiale per la sua stupidità; nel senso che, comunque, aveva come background un umorismo da fumetto… Puoi pure pensare di trasportarlo uguale nel cinema, quel tipo di umorismo, ma non è così: se lo rifai uguale fai una cazzata; e quindi il racconto doveva essere tutto giocato sul filo di un rasoio, senza scadere nella commedia, nella consapevolezza di far ridere – ma nello stesso tempo doveva far ridere, perché se non avesse fatto ridere sarebbe stato un fiasco – né nel film di paura, perché non voleva essere un film di paura o di effetti speciali: la gente o vuole ridere o vuole aver paura, in mezzo non c’è niente, se ci vai esplori una terra di nessuno.»

Il film è caratterizzato, infatti, da una forte dose di umorismo nero, e grande importanza riveste la componente scenografica, che valse alla pellicola il premio David di Donatello per la migliore scenografia del 1994.

COLONNA SONORA

 

Riccardo Biseo Manuel De Sica
GDM Music (0034062500246)
Film | Data di rilascio: 12/12/1995 | Rilascio pellicola: 1994 | Formato: CD
# Traccia   Durata
1. Dellamorte Dellamore   1:51
2. Buffalora Cemetery   1:17
3. Francesco’s Thoughts   1:09
4. The First “She”   1:18
5. The Making Of The Skull   1:45
6. Will I See Her Again?   2:48
7. The Ossuary   2:01
8. Ignis Fatuus   1:24
9. After The Fly   0:39
10. Gnaghi   0:38
11. The Moon On the Island Of Death   2:02
12. On Augusto’s Grave   2:12
13. Ressurrecturis   2:40
14. The Run Of The Death Motorbyke   2:57
15. Small Living Dead   2:55
16. Before The Earthquake   2:03
17. “She” Returner   3:10
18. The Death That Lives   1:27
19. Shoot The Living   2:34
20. Stolen Murders   4:07
21. The Life That Dies   0:53
22. Lethal Shot   1:46
23. The Death Is A Whore   1:14
24. The Rest Of The World (Doesn’t Exist)   2:22
25. Dellamorte Dellamore   3:05
      50:16

ACCOGLIENZA

Rotten Tomatoes , un aggregatore di recensioni , riporta che il 61% dei 31 critici intervistati ha dato al film una recensione positiva; la valutazione media è 6,10/10. Il consenso del sito recita: ” Dellamorte Dellamore  frustrerà gli spettatori che cercano coesione o coerenza narrativa, ma questo tipo surreale di umorismo e orrore dovrebbe soddisfare i fan dei film di serie B in vena di stranezze”.  Stephen Holden del New York Times ha scritto che il film non è convenzionale ma diventa ripetitivo quando Everett invia metafore superficiali del fascismo. [6] Bob Stephens di The San Francisco Examiner ha scritto che il film soffre di un tono irregolare ma “è redento dalla sua non comune immaginazione visiva”. [Deborah Young di Variety ha scritto: “Un oggetto horror alla moda e insolito che galleggia su un letto di filosofia oscura, Dellamorte Dellamore è un film di genere ingannevolmente facile con profondità nascoste”. [Mick LaSalle del San Francisco Chronicle ha scritto: “Mira in alto e manca, ma suscita interesse con flash visivi, umorismo ironico e un paio di scene di sesso che possono farti uscire vapore dalle orecchie”. [8] Nelle recensioni più moderne, Bloody Disgusting lo ha valutato 5/5 stelle e lo ha definito “uno dei più grandi film cult degli ultimi vent’anni”. [9] Joshua Siebalt di Dread Centrallo ha valutato 4/5 stelle e ha scritto che la direzione di Soavi e l’umorismo del film lo rendono diverso e memorabile. [10]

Il regista Martin Scorsese ha definito Dellamorte Dellamore uno dei migliori film italiani degli anni ’90

Il film ha avuto un buon successo all’estero meno in Italia.

EDIZIONI HOME

La società di distribuzione tedesca Laser Paradise ha pubblicato il DVD “Red Edition” nel 1999.

La società italiana di DVD “Medusa” ha rilasciato una versione integrale nel 2002. Questa è ora fuori stampa. Anchor Bay Entertainment ha distribuito il film in DVD R1 nel 2006 con il titolo americano Cemetery Man . L’uscita presenta un trasferimento anamorfico in widescreen, una featurette intitolata Death Is Beautiful , un trailer cinematografico e un libretto da collezione di 8 pagine. Tuttavia, questo DVD è attualmente fuori stampa.

Nel 2011, Cecchi Gori Home Video ha rilasciato una versione Blu-ray in edizione speciale in Italia per la loro etichetta CineKult. Questa versione comprendeva anche un commento del regista e dello scrittore, oltre a diversi documentari. Più recentemente, tuttavia, il film è stato distribuito in DVD da Shameless Screen Entertainment il 27 febbraio 2012. Questa versione della regione 0 includeva un commento audio del regista e dello scrittore, un opuscolo esclusivo del libro di memorie personale di Alan Jones sul set, trailer e galleria fotografica e Audio in inglese e audio in italiano opzionale con sottotitoli in inglese.

 

SEQUEL

 

Nel gennaio 2011, Fangoria ha riferito che il regista Michele Soavi stava progettando un sequel. Soavi aveva pianificato di girare il film verso la fine del 2011 o l’inizio del 2012. Avrebbe prodotto lui stesso il film e voleva che il film fosse un film horror italiano fantastico, forte e scioccante.

RICONOSCIMENTI
    • 1995 – Festival internazionale del film fantastico di Gérardmer
      • Premio della giuria
      • premio del pubblico
    • David di Donatello 1994
      • Migliore scenografia a Antonello Geleng
    • Ciak d’oro 1994
      • Migliore scenografia a Antonello Geleng
IL ROMANZO

Dellamorte Dellamore è un romanzo di Tiziano Sclavi, scritto originariamente nel 1983 ma pubblicato solo nel 1991. Ne venne tratto un film omonimo nel 1994.

A Buffalora, immaginaria cittadina lombarda all’apparenza tranquilla e sonnacchiosa, il custode del cimitero locale, Francesco Dellamorte, affiancato dal suo aiutante Gnaghi, è testimone di una strana epidemia: i cadaveri si risvegliano entro sette giorni dalla morte e diventano aggressivi, pertanto devono essere neutralizzati, per evitare il peggio. Dellamorte si innamora di “Lei” (una donna che sembra reincarnarsi continuamente) ed è suo malgrado protagonista di avvenimenti mortiferi e grotteschi, al confine della follia.

Potete leggerlo online qui  Dellamorte Dellamore romanzo online  o  scaricarlo qui : scarica il romanzo Dellamorte Dellamore . Ringraziamo l’autore per averlo messo online in forma gratuita


IL FUMETTO

Dal numero 400 di Dylan Dog , Recchioni ( curatore e sceneggiatore della testata, ) ha voluto scavare ancora più in profondità alla ricerca delle radici del personaggio, riportando alla luce il suo “fratello maggiore”, il famigerato Francesco Dellamorte protagonista del romanzo di Tiziano Sclavi Dellamorte Dellamore. Non è un caso che il nuovo Dylan abbia come aiutante Gnaghi, la spalla quasi muta di Dellamorte, e che sia stato in passato il custode di un cimitero alle prese con i morti viventi.

Anche la copertina del numero 401 è un chiaro omaggio: il disegnatore Gigi Cavenago ha ripreso la posa del protagonista da uno studio diClaudio Villa per Dellamorte e Gnaghi.

È però in Dylan Dog 402 che Francesco e Dylan si sovrappongono perfettamente, anche solo per poche pagine. L’occasione è un flashback, scritto sempre da Recchioni e disegnato da Francesco Dossena, che ricalca l’incipit del romanzo: un telefono squilla in un appartamento, un uomo risponde uscendo dalla doccia, apre la porta, si trova davanti a uno zombi, lo fredda e torna al telefono chiudendo la sequenza con una frase a effetto. Un flashback che sa molto di déjà vu.

Il libro rimase nel cassetto del suo autore quasi 10 anni fino al 1991, quando fu pubblicato da Camunia in pieno boom di Dylan Dog, che la casa editrice cavalcò chiedendo di realizzare copertina e illustrazioni ad Angelo Stano, per non parlare dello strillo in copertina “il romanzo da cui è nato Dylan Dog”.

Dellamorte Dellamore è un romanzo strano, scritto quasi come la sceneggiatura di un film o di un fumetto, con la voce narrante che descrive in dettaglio le scene come se si stesse rivolgendo a una camera da presa o a un disegnatore. In effetti è sempre stato quello il mondo di Sclavi, che già dagli anni Settanta alternava alla scrittura di racconti e romanzi quella di fumetti per Corriere dei Ragazzi (uno su tutti, Altai e Jonson con Cavazzano), Corriere dei Piccoli, Messaggero dei Ragazzi, Ken Parker, Mister No e altri.
L FUMETTO
In basso: due tavole di prova per la serie a fumetti (poi interrotta) di “Dellamorte Dellamore”, realizzate nel 1985 da Claudio Villa per “Orient Express” su testi di Tiziano Sclavi.

COMMENTO

Vidi DELLAMORTE DELLAMORE ( curioso il nome tutto attaccato ) al cinema ovviamente con il mio migliore amico.

Spacciato come film ispirato a Dylan Dog ( il primo film dedicato) all’epoca fece molta presa sui fan del fumetto.
E’ innegabile che Rupert Everet ha ispirato Dylan Dog, come innegabile sia perfetto per questo film. Tratto dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi è un cinecomic precursore nostrano lontanissimo da qualsiasi cosa venuta prima, e dopo.

Buffalora, pacifico borgo omonimo di quello lombardo , fino ad allora era assurto alla gloria per la commedia tratta da Eugène Labiche, El barchett de Boffalora (1870) dello scapigliato Cletto Arrighi. Curiosamente nulla è stato girato li.
Incentrato per lo piu nel camposanto locale (in realtà siamo a Guardea, Terni ) succede che i trapassati, entro sette giorni dalle esequie, risorgono animati da istinti di cannibalismo ; Bisogna quindi provvedere all’eliminazione, spaccando loro il cranio con un bastone, o sparandogli sempre in testa.
Il fenomeno è fronteggiato da una specie di guardiano ( ignorato dalla cittadina) che vigila sui confini fra vita e non vita: Francesco Dellamorte (Dellamore era il cognome della madre),
un ex studente svogliato che ora fa il custode del cimitero, e tira a campare.Lui stesso si autoesilia dal monte facendo girare la voce che sia impotenteAl suo fianco, in figura di novello Sancho Panza, c’è il becchino Gnaghi, muto ed apparentemente ritardato.

Il romanzo Dellamorte Dellamore di Tiziano Sclavi (pubblicato nel 1991 e dai cui e ‘tratto il film) è l’esatto contrario del racconto L’altare dei morti di Henry James, proprio come il film di Michele Soavi (La setta, La chiesa) e il contrario di La camera verde di François Truffaut.
Se lo scrittore americano e il regista parigino insegnano che dell’eredità dei defunti dobbiamo alimentarci e ricordarci,il ‘papà di Dylan Dog’ e il suo cineillustratore lanciano un allarme: gli zombi sono là, pronti a farci a pezzi, e urge correre ai ripari. Siamo di fronte alla metafora di un problema esistenziale: che cosa dobbiamo fare dei nostri morti?

La risposta che tutti diamo, nella pratica quotidiana, non è diversa da quella di Francesco Dellamorte, che spara distrattamente ai ‘ritornanti’ mentre telefona o fa colazione.
Per continuare a vivere si possono e si devono dimenticare i morti; o meglio ancora, li si possono eliminare: ma il rituale ridondante è un esercizio che rischia di renderci insensibili e ottenebrare la capacità di giudizio.
Sicché, come succede al protagonistai, si finisce per trattare conla stessa micidiale indifferenza i vivi e i morti: e i risultati sono grotteschi e parodistici.

Di un romanzo scritto in forma di sceneggiatura, intrecciato a poetiche esternazioni sul tema e disegni mistici di Angelo Stano, preludio alla creazione – nel 1986 – dei fumetti di Dylan Dog (va ricordato che il libro è rimasto inedito per 8 lunghi anni), il film ‘salva’ i protagonisti, la situazione e il suo precipitare, e molte delle battute chiave. “Si vive”, sospira Francesco al telefono mentre contempla il cimitero dalla finestra.
Altre genialità sono farina del sacco dello sceneggiatore, Gianni Romoli (Fantaghirò), bravo a inventarle in perfetto ‘stile Sclavi’, per affidarle a un Rupert Everett che non solo era la vera incarnazione del personaggio (è noto che le fattezze disegnate di Dylan Dog siano state mutuate da lui), ma si rivela anche il britannico garante di un umorismo nero che ben gli riesce anche a livello di mimica.
Fra gli interpreti è giusto rendere il giusto tributo anche all’allora 38enne cantante francese Francois Hadji Lazaro (visto nel 1991 in Delicatessen di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro), un mostro simpatico che, tra morte e rinascita, recupera infine la parola; e alla statuaria – e generosissima – 22enne Anna Falchi, nel personaggio della ‘donna che visse tre volte’.

Tra pleniluni sui sepolcri e fuochi fatui, un ossario che manda in estasi la bionda necrofila e una riproduzione dell’Isola dei morti di Arnold Böcklin, la scenografia dell’esperto Antonello Geleng (2019 – Dopo la caduta di New York, Paura nella città dei morti viventi) s’intona alle luminosità ossianiche dell’operatore Mauro Marchetti (e non a caso si aggiudicarono il David di Donatello nel 1994), mentre il commento musicale di Manuel De Sica contribuisce all’impeccabile qualità della messinscena di Dellamorte Dellamore, fra l’altro con una grottesca parafrasi dell’Inno alla gioia di Beethoven sulle immagini di una strage.

Anna Falchi  incarna l’ironia macabra della metafora socio-culturale: il tedio di una vita che non ci passa davanti inesorabile senza che nulla cambi); ma la sua recitazione lascia molto a desiderare. Nulla da dire sulla sua fisicità al massimo splendore , un corpo davvero statuarionelle scene di nudo.

Il film piuttosto che scegliere la prevedibile via dell’orrore puro, confezionao un’opera imprevedibile e senza dubbio audace per i tempi (naturalmente il pubblico non la premiò affatto al botteghino …), con un mix di umorismo nero, frasi ad effetto, e momenti grotteschi al limite del trash.L’horror presente è secondario nonostante alcune piccole scene gore anni 80

L’idea era quella che Dellamorte Dellamore portasse in sala i già numerosissimi lettori di Dylan Dog, uno stuolo di  teenagers che avrebbero potuto gustarsi appieno scene come quella della motocicletta che schizza fuori dalla tomba col suo fantasmatico centauro (interpretato dal regista stesso), una trovata destinata a restare negli annali.

La scelta di un film ‘per tutti’, senz’altro dettata da motivi commerciali, è quindi quella che ha spinto Michele Soavi a puntare suuna moderata spettacolarizzazione del materiale letterario di partenza, come ad esempio nel massacro — e conseguente resurrezione — di un pullman pieno di boy-scout e ad eliminare invece certi episodi più intimi e dolorosi, come le ripetute visite di Francesco ai suoi genitori morti. II risultato è un perfetto equilibrio tra cinema popolare e cinema sofisticato.

E se il romanzo di Dellamorte Dellamore era già una sorta di prototipo del fumetto a venire – poche truculenze horror, molte complicazioni erotiche coi morti viventi, romanticismo dark humor -, l’adattamento cinematografico lo esalta, omaggiandolo con un memorabile finale, in cui i due antieroi imboccano l’autostrada per fuggire da Buffalora e si ritrovano sul ciglio del nulla, presagio lovecraftiano del futuro Dylan Dog. L’orrore presente senza necessità di manifestarsi concretamente: cioè il mistero.

Tornando al protagonista, volontariamente sceglie di isolarsi dal mondo che sia motivato da qualcosa non lo sappiamo ma vediamo chiudersi in se stesso ed allontanarsi dai “vivi”.Ha un amico (compagno d’elementari ) ma lo tratta con sufficienza e sopporta solo il suo assistente ma solo perchè non capace di parlare e ritardato ( quindi nella sua visione vittima come lui ma allo stesso tempo oggetto dello sfogo delle sue frustrazioni).
Quando incontra la donna che incarna la perfezione ( che rappresenta i fantasmi di una Donna che Visse due Volte, anzi tre, è disposto a tutto anche tornare a vivere “normalmente.Ma viene rimbalzato, come a dire che non c’e’ speranza nella vita.Dove quando provi a rialzatarti vieni buttato giu’ ancora piu malamente

Il film è pieno di frasi ad effetto pregne d’umorismo nero ed altrettanto di scene ( vedi quella dove elogia gli elenchi telefonici e li usa per cancellare i morti)

Francesco vive una vita nell’indefferenza degli altri che preferiscono ignorarlo e non sapere nulla di lui ne del suo lavoro

Diverso il personaggio di Gnaghi, apparentemente ritardato ed autistico ma dotato di grande intelligenza ( vedi la ricostruzione del teschio) sempre fedele al protagonista, suo unico vero amico ,ed ancora di salvezza di un mondo che lo detesta e lo vorrebbe cancellare
Lui a differenza del protagonista vorrebbe una vita normale, ma non puo’ o non ci riesce.Se parla con le persone si emoziona al punto di vomitargli addosso
e vorrebbe tanto innamorarsi ma non puo.Trova conforto con nella testa di una defunta.

Un film ssolutamente consigliato nonostante alcune scene un po troppo trash, in particolare ai fan di Dylan Dog o dei fumetti Horror .

FINALE

“Darei la vita per essere morto”

Molto bello a mio avviso il finale diviso sostanzilamente in due parti.

Quella dove l’amico del protagonista si autoaccusa di tutti i i delitti andando a coprire quei momenti surreali in cui tra sogno o realta’ inizia ad eliminare i vivi non distinguendoli
piu dai morti ( la scena della suora e l’infermiera e’ un mix tra grottesco ed umorismo nerissimo)
Questa parte mi ricorda american Psycho, dove nonostante tutti gli omicidi nessuno sembra curarsene tanto da sembrate il tutto frutto d’immaginazione di una mente disturbata.

Del resto il protagonista con la pistola fumante in mano incrocia il commissario in ospedale che gli risponde “Bene per fortuna lei e’ armato, c’e un pericolo Killer in giro”

La seconda parte e’ la fuga da Buffalora, il tentativo del protagonista di cambiare vita. Ma ad un certo punto davanti alla strada c’e’ un baratro che non si puo’ attraversare,
come il tutto fosse un mondo creato da Dellamorte nella sua testa per fuggire dalla vita reale, un sogno.

Il fatto che la strada finisce, significa che il mondo esterno non esiste.Lui è protagonista di un incubo/sogno che si ripete,come dice la filastrocca finale che accenna al cerchio della vita/morte.Allo stesso ci dice che dai problemi non si scappa ( mi ricorda la scena iniziale dei protagonisti di Tremors che cercano di lasciare la città )

Bellissima l’inversione dei ruoli con Gnaghi che apparentemente morto si rialza e parla e per tutta risposta riceve uno “gna” da francesco ( una sorta di alzabandiera alla vita).

CURIOSITA’
  • La scena della doccia è un omaggio al film “PSYCHO”
  • Anna Falchi incarna la protagonista della donna che visse due volte dell’omonimo film
  • L’acconciatura della Falchi, con il suo motivo circolare, richiama quella di Kim Novak de La donna che visse due volte.
  • Il regista e’ alla guida della moto che salta fuori dalla tomba
  • Pur essendo ambientato a Buffalora , nessuna scena è stata girata li.
  • Quando fu deciso poi di trarre un film dal romazo di Sclavi si è pensato di chiamare Everett ad interpretare Dellamorte (da qui nasce l’equivoco che si tratti di Dylan Dog), ma sulla carta, sui fumetti cioè, Dellamorte aveva fattezze del tutto diverse. Diciamo che l’equivoco, creato ad arte, era quello di attirare al cinema più persone, soprattutto chi di Dylan Dog era solo un lettore saltuario. Chiunque leggeva il fumetto abitualmente sapeva da un pezzo dove il film sarebbe andato a parare.
  • Michele Soavi, nell’episodio di Stracult dedicato all’horror italiano, che al termine di questo suo film gli venne consegnata la sceneggiatura di Dal Tramonto all’alba, che però si rifiutò di girare criticandola aspramente e ritenendola “robaccia”; poi se ne pentì amaramente…
  • Negli extra del recente DVD by CineKult viene espressamente dichiarato come all’epoca fosse praticamente pronto un progetto “a puntate” su Dylan Dog con protagonista Everett. Cadde tutto però nel nulla in quanto Sclavi aveva promesso i diritti al suo amico Alberto Negrin (quello di Enigma rosso)… da lì non se ne fece più nulla.
CITAZIONI
  • Mi chiamo Francesco Dellamorte. Nome buffo, no? Ho anche pensato di farmelo cambiare all’anagrafe… Andrea Dellamorte sarebbe molto meglio per esempio. (Francesco Dellamorte)
  • Povero Gnaghi. Sulla sua carta d’identità c’è scritto “Segni particolari: tutti.” (Francesco Dellamorte)
  • Gna. (Gnaghi)
  • Tra morti viventi e vivi morenti, siamo tutti uguali. (Francesco Dellamorte)
  • La più bella persona viva che abbia mai visto, ostcia. La rivedrò ancora? (Francesco Dellamorte)
  • Non è mai stato così prima d’ora. Con nessuno, solo con te. Nessuno ci separerà mai! (Lei)
  • Il maltempo si è guastato. (Francesco Dellamorte)
  • Il tempo passa e le cose non sono mai uguali. Sono sempre peggio. (Francesco Dellamorte)
  • È la morte che cerchi nella notte chiara | La cerchi per dirle quanto l’ami ancora | e che sei il suo schiavo, e che lei è sovrana | La morte, la morte, la morte puttana. (Francesco Dellamorte)
  • Smettila di uccidere i morti! Quelli sono già miei… Se vuoi evitare che i cadaveri ritornino in vita, tanto vale che tu uccida i vivi, sparandogli in testa. Ma mi stai ascoltando?! (La morte)
  • Reggiti forte Gnaghi. Oltre quel tunnel c’è il resto del mondo! (Francesco Dellamorte)
  • La morte, la morte, | la morte che arriva, | la morte schifosa, la morte lasciva | la morte che vola, la morte normale | che cela del mondo, pietosa, ogni male, | la morte che vive, | la vita che muore. | La morte, la morte,| la morte e l’amore | che aspettano insieme il grande giudizio | e non hanno mai fine, non hanno mai inizio. (Francesco Dellamorte)
INTERVISTE

 


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