
I FICHISSIMI
– RECENSIONE –
( 1981 @ Dean Film )

INFO
I fichissimi è un film del 1981, diretto da Carlo Vanzina. Una rivisitazione in chiave trash italiana di Romeo E giulietta .
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I FICHISSIMI
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| Titolo originale |
I FICHISSIMI
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| Lingua originale | I FICHISSIMI |
| Paese di produzione | ITALIA |
| Anno | 1981 |
| Durata | 83 min |
| Genere | COMMEDIA |
| Regia | CARLO VANZINA |
| Soggetto | Enrico Vanzina, Carlo Vanzina |
| Sceneggiatura | Enrico Vanzina, Carlo Vanzina |
| Produttore |
Claudio Bonivent |
| Montaggio | Raimondo Crociani |
| Casa di produzione |
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| Distribuzione in italiano |
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| Fotografia | Alessandro D’Eva |
| Effetti Speciali |
– |
| Scenografia | – |
| Musiche |
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| Costumi | Marina Straziota |
| Trucco |
Giulio Natalucci Vitaliana Patacca |
| Interpreti e personaggi | Doppiatori italiani |
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TRAMA
Milano. Romeo e Felice sono a capo di due bande rivali, che si sbeffeggiano di continuo. Romeo lavora con l’amico Renato in un garage, dove l’avvocato Colombo lascia spesso in custodia la sua Ferrari; Felice fa le consegne per un fruttivendolo a bordo di un’Ape.
Un giorno Romeo conosce Giulietta in metropolitana. La ragazza fa la cassiera in un bar ed è la sorella di Felice, ma questo Romeo lo scopre solo dopo, quando Felice, a una festa mascherata scopre la tresca e scoppia il pandemonio. Romeo ha un incidente con la Ferrari, presa di nascosto all’avvocato Colombo, e finisce in prigione per una tentata rapina fatta per poter pagare i danni, mentre Felice cerca di far sposare la sorella con Walter, il ricco proprietario del bar dove lei lavora.
È proprio l’avvocato Colombo a togliere dai guai Romeo durante il processo: Romeo può così precipitarsi in chiesa per impedire il matrimonio della sua amata. I due fanno finalmente pace e si sposano.
AMBIENTAZIONE

Screenshot
Una Milano anni 80
COMMENTO
ROMEO E GIULIETTO IN SALSA TRASH ITALIANA
Ambientata nella periferia milanese, la storia ripropone in chiave moderna e commedia popolare trash italiana anni 80 il celebre amore contrastato di Romeo e Giulietta senza però approfondirne realmente le affinità narrative. La pellicola punta soprattutto su un umorismo demenziale, fatto di slang giovanile, gag esagerate, volgarità e situazioni spesso prive di particolare originalità. I protagonisti sono Romeo, milanese doc, e Felice, immigrato pugliese ormai perfettamente integrato nella realtà del Nord. Tra i due esiste un odio profondo, che si riflette anche nei rispettivi gruppi di amici, trasformati in bande rivali sempre pronte a scontrarsi per qualsiasi motivo.
In questo clima di rivalità nasce l’amore tra Romeo e Giulietta, sorella di Felice. Quando Romeo scopre la vera identità della ragazza, la loro relazione diventa ancora più difficile, ostacolata dalla gelosia e dall’ostilità del fratello. Tra incidenti, tentativi di rapina, carcere e un matrimonio ormai imminente, i due innamorati si trovano ad affrontare numerose difficoltà pur di restare insieme.
La vicenda si sviluppa attraverso inseguimenti, scontri e situazioni rocambolesche, alternando momenti drammatici a episodi dai toni più leggeri e popolari. Il finale, lieto e rassicurante, permette a Romeo e Giulietta di realizzare finalmente il loro sogno d’amore.
Nel complesso, la storia offre una rivisitazione semplice e divertente della celebre tragedia shakespeariana, trasferendola in un contesto urbano e contemporaneo. Pur puntando soprattutto sull’azione, sulle rivalità tra bande e sulle situazioni comiche, mantiene al centro il tema universale dell’amore ostacolato dai pregiudizi e dai conflitti familiari
TRASH CHE PIU’ TRASH NON SI PUO’
Considerato come una parodia volutamente esagerata e farsesca delle opere a cui si ispira, il film riesce a divertire grazie a un mix di comicità demenziale, rock e disco music. Tra i personaggi spicca anche il fratello gay di Abatantuono, interpretato da Fabio Grossi e definito ironicamente un «ibrido». Il successo ottenuto, soprattutto in rapporto ai costi di produzione, conferma la popolarità dei due protagonisti e dei loro personaggi, caratterizzati da uno stile comico sopra le righe, tormentoni e un linguaggio destinato a entrare nell’immaginario popolare. Indimenticabili sono le espressioni di Abatantuono, come «ciento pe’ ciento» e il celebre «viuuulenz!», accanto agli esuberanti «Ciaooo» e «Libidine!» di Jerry Calà. A completare il quadro contribuisce anche la parodia di Cervo a primavera di Riccardo Cocciante, che sottolinea ulteriormente il tono irriverente e scanzonato della pellicola.
Le immagini e i dialoghi del film contribuiscono a creare una stratificazione di significati e riferimenti culturali che riflette l’affermarsi della cultura postmoderna negli anni Ottanta. L’uso dell’ironia, le citazioni della cultura pop e il linguaggio informale dei protagonisti restituiscono con efficacia lo slang giovanile della Milano dell’epoca. Questi elementi non svolgono soltanto una funzione comica, ma diventano anche strumenti per osservare e comprendere i comportamenti, le aspirazioni e le dinamiche sociali di una generazione, offrendo uno spaccato significativo della cultura urbana milanese.
EMBLEMA DI UNA MILANO CHE NON ESISTE PIU
Nel film, la pista da ballo assume un ruolo centrale, trasformandosi in uno spazio di confronto e rivalità, ma anche di corteggiamento e ostentazione, dove i giovani mettono in scena la propria identità e cercano di affermare la propria posizione all’interno del gruppo. Un luogo emblematico di queste dinamiche è il Rolling Stone, storico locale della nightlife milanese situato in corso XXIII Marzo. Aperto pochi mesi prima dell’uscita del film, il locale nacque da un’idea di Enrico Rovelli, manager di Vasco Rossi, con l’obiettivo di creare una prima «rockoteca» cittadina. La sua presenza nell’immaginario musicale e culturale dell’epoca viene sottolineata anche dalla colonna sonora di I fichissimi, composta da Detto Mariano, che include il brano Rolling Stone Milano: una traccia dalle sonorità funky-glam, caratterizzata dall’uso del Fender Rhodes. In questo modo, il film intreccia cinema, musica e spazi della vita notturna, restituendo un’immagine vivace dei luoghi di aggregazione giovanile nella Milano degli anni Ottanta.
Anche la moda rappresenta un elemento fondamentale per comprendere e ricostruire la cultura giovanile della Milano raccontata ne I fichissimi. L’abbigliamento dei protagonisti, infatti, non è soltanto una scelta estetica, ma diventa un mezzo attraverso cui esprimere la propria identità, l’appartenenza a un gruppo e il desiderio di distinguersi dagli altri. Un esempio significativo è la giacca di pelle indossata da Felice, decorata sulla schiena con borchie metalliche che compongono la scritta «Toro Scatenato», il suo soprannome. Il dettaglio richiama esplicitamente l’immaginario cinematografico e contribuisce a definire il personaggio attraverso riferimenti riconoscibili della cultura popolare.
I richiami alla storia del cinema, del resto, attraversano l’intera pellicola, creando un intreccio di citazioni e rimandi che riflette la natura stratificata della cultura postmoderna. I fichissimi si configura così come uno specchio dei gusti, delle mode e dei modelli culturali che hanno influenzato i giovani italiani degli anni Ottanta, mostrando come cinema, abbigliamento e cultura pop contribuiscano insieme alla costruzione dell’immaginario di una generazione.
INFLUENZA AMERICANA
Nel complesso, questi elementi riflettono il forte fascino esercitato dalla cultura americana sui giovani milanesi degli anni Ottanta, evidente nella moda, nei gusti musicali e nei riferimenti alla cultura popolare. Questa tendenza trova una delle sue espressioni più significative nel personaggio di Renatino, interpretato da Mauro Di Francesco, amico e collega di Romeo. Con il suo ciuffo biondo, la maglietta di Disneyland e la passione per il rock ‘n’ roll, Renatino incarna un immaginario giovanile fortemente influenzato dai modelli d’oltreoceano. Il suo legame con questa cultura emerge anche quando decide di fingersi un ricco yuppie americano per ingannare Felice e aiutare Giulietta a ricongiungersi con Romeo. Attraverso questo espediente comico, il film mette in evidenza l’attrazione esercitata dal mito americano e dal successo economico, anticipando alcuni dei modelli sociali e culturali che avrebbero caratterizzato la Milano della seconda metà degli anni Ottanta.
Tra i momenti più particolari si segnala anche una breve apparizione di Jimmy il Fenomeno, che pronuncia alcune battute in uno stretto dialetto pugliese prima di essere allontanato dalla scena. Nel complesso, il film riflette un preciso filone della commedia popolare italiana degli anni Ottanta, caratterizzato da eccessi, linguaggio colorito e personaggi caricaturali, ma evidenzia anche i limiti di una comicità che punta più sull’immediatezza delle gag che sulla solidità della sceneggiatura.
I fichissimi, dunque, si pone come controparte italiana, seppur comica, di The Warriors (I guerrieri della notte), seminale opera del 1979 incentrata sulle vicende di bande giovanili a New York. Basterebbe la scena d’apertura del film di Vanzina per riassumere, da sola, l’intero parallelismo, scandita dal ritmo disco di “We Are The Best” e dalla voce di Albert Douglas Meakin.
IN SINTESI
I fichissimi, commedia del 1981 diretta da Carlo Vanzina, rappresenta un esempio di cinema capace di andare oltre la semplice rappresentazione da cartolina di Milano, offrendo uno spaccato vivace della città e delle sue trasformazioni negli anni Ottanta. Attraverso le vicende dei protagonisti, il film restituisce un’immagine della periferia milanese in piena evoluzione, raccontando non soltanto i luoghi, ma anche le abitudini, i linguaggi e le dinamiche sociali dell’epoca.
La pellicola costituisce inoltre un importante momento nella carriera di Jerry Calà e Diego Abatantuono, destinati a diventare due volti simbolo della commedia italiana. La città assume un ruolo fondamentale nello sviluppo della storia, trasformandosi in una sorta di mappa sociale e culturale attraverso cui osservare le differenze tra gruppi giovanili, le rivalità di quartiere e i cambiamenti della società milanese.
Particolarmente significativa è anche la colonna sonora, che contribuisce a ricreare l’atmosfera del periodo e ad accompagnare le vicende dei personaggi. Nel complesso, I fichissimi non è soltanto una commedia leggera e ricca di situazioni comiche, ma anche una testimonianza della Milano degli anni Ottanta, capace di raccontare, attraverso l’ironia e il linguaggio popolare, alcuni aspetti della trasformazione urbana e socioeconomica dell’Italia di quegli anni.
I fichissimi si inserisce in un momento di profonda transizione per Milano e per l’intero Paese, segnato dal passaggio dagli ultimi anni del terrorismo e delle tensioni sociali degli Anni di piombo all’affermazione della cosiddetta «Milano da Bere». Il film restituisce così, seppur attraverso i toni leggeri della commedia, l’atmosfera di una città in trasformazione, sempre più orientata verso il benessere economico, il consumismo e nuovi modelli di vita. Questo cambiamento anticipa la stagione degli yuppie, i giovani professionisti ambiziosi e affascinati dal successo, che diventeranno protagonisti di un altro celebre film di Carlo Vanzina, Yuppies – I giovani di successo (1986), interpretato ancora una volta da Jerry Calà.
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Vedere questo film fa capire comè cambiata la società italiana in 40 anni, sembra un abisso. Un tipo di comicità trash a tratti volgare e piena di stereotipi che oggi e’ impronibile purtroppo. E’ incredbile anche il successo che ha avuto , specchio di un momento che cercava solo svago e tranquillità senza farsi paranoie. Annoto un Abatantuomo prima versione che se confrontata ora e’ davvero dannatamente un altra persona. Il film nel complesso si lascia guardare e a tratti diverte ma sente il peso degli anni e di un periodo che oggi non esiste. Dubito che un giovane moderno possa apprezzarlo. Rigorosomante per nostalgici boomer. |
NOTE AGGIUNTIVE
CURIOSITA
- La scena in cui Romeo irrompe in chiesa al matrimonio di Giulietta e la porta via è una citazione della scena finale de Il laureato.
PRODUZIONE
Il film è ambientato a Milano, tuttavia alcune scene sono state girate a Roma. In particolare il girato ambientato in casa di Felice e altre scene sono state girate al quartiere Laurentino 38, che all’epoca del film era appena stato finito di costruire
PUBBLICAZIONE
La pellicola è stata distribuita nelle sale cinematografiche italiane il 3 dicembre 1981.
RICEZIONE
Costata solamente 470 milioni di lire, ebbe un incasso di circa 9 miliardi, classificandosi al 10º posto tra i primi 100 film della stagione cinematografica italiana 1981-1982








